8 settembre 1943, l’armistizio e il sacrifico dei soldati italiani: il generale Ferrante Vincenzo Gonzaga

L’8 settembre, putroppo, mentre si festeggia sia in Italia che in America, la guerra è ben lungi dall’essere finita.

Nella notte tra l’8 e il 9 settembre aBuccoli di Conforti muore il primo ufficiale dell’esercito Italiano per mano tedesca: si tratta del Generale Ferrante Vincenzo Gonzaga del Vodice, comandante della divisione di difesa costiera nella provincia di Salerno, ucciso dai tedeschi per essersi rifiutato di cedere le armi. La sua Divisione avrebbe dovuto opporsi allo sbarco dalle navi alleate già affacciatesi nel Golfo di Salerno per la più grande operazione aeronavale prima dello sbarco in Normandia dell’anno successivo. La decisione di Badoglio, tenuta nascosta a tutto l’esercito, lo aveva consegnato al martirio cui il Generale non si sottrasse per difendere la divisa dell’esercito italiano. Al rifiuto di arrendersi il maggiore Udo von Alvensleben lo uccise senza esitazioni.

In alcune lettere indirizzate alla sorella il generale aveva già espresso un forte scoramento per l’andamento del conflitto

13 aprile 1943
“…non ti dico che momenti sto vivendo. E purtroppo non sentiamo una parola dall’alto per rincuorarci. Nel Governo non ha più fiducia nessuno, le organizzazioni varie si sono sciolte al primo pericolo; i contadini non consegnano più il grano agli ammassi, lo mettono in damigiane e lo sotterrano. Si ha l’impressione del tracollo…”
Il 30 luglio;
«Cara Maria, sto lottando contro lo squagliamento generale. Tutti sono malati. Al mio Comando, dopo i primi bombardamenti, ne ho perduti cinque. Oggi debbo mandare all’ospedale un altro del mio Comando e due di artiglieria. Dei comandanti di battaglia, uno è ammalato. Degli aiutanti maggiori, due. Una bellezza! Tutti sono ammalati. Ma non importa. Cercheremo di tener duro. Quello che preoccupa potrebbe essere un attacco alle spalle da parte dei tedeschi: domani farò spostare delle batterie in modo da dominare le strade e, se si muovono, apro il fuoco contro di loro. Ho fatto sbarrare le strade piantandovi dei cannoni. Speriamo che sparino, in caso di bisogno».
3 settembre 1943
«Vivo e combatto per i miei bambini cui, con la memoria di nostro padre, vorrei lasciare anche qualche cosa fatta da me. […] Resterò al mio posto fino all’ultimo, a ingoiare l’amara pillola di vedere molti e molti ufficiali che accampano tutti i mali immaginabili, tutte le eventuali necessità di famiglia per ritirarsi, per quanto è possibile verso il Nord, per quanto è possibile lontano dalla guerra. È difficile condurre la gente a morire, diceva papà. E aveva ragione!».

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